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IL COLORE COME MATERIA DELLO SPAZIO
di: Arch. Roberto Carlando
100 anni di stile: in occasione del centenario dalla sua nascita, una mostra celebra Ettore Sottsass, maestro del design italiano
 
 

Cento anni dopo, lo stile di Ettore Sottsass continua a stupire. Merito dell’originalità delle sue creazioni, opere senza tempo che si adattano perfettamente anche ai contesti contemporanei.
Per celebrare il centenario dalla nascita del grande maestro del design italiano e il decennale dalla sua scomparsa, La Triennale di Milano gli dedica una mostra monografica: There is a Planet, in allestimento fino all’11 marzo 2018.
Il titolo stesso è già una scelta di stile: si tratta infatti di un progetto dello stesso Sottsass, messo a punto (sebbene mai portato a termine) all’inizio degli anni ’90 per l’editore tedesco Wasmuth. Il progetto iniziale prevedeva una suddivisione in cinque aree tematiche e includeva le fotografie scattate dal designer durante i suoi viaggi intorno al mondo. Immagini di architetture, persone, stili abitativi che testimoniavano i modi diversi in cui l’uomo vive sul pianeta.
La mostra in scena alla Triennale nasce con l’intento di riprendere le fila di questo progetto, articolandosi in nove stanze, ciascuna dedicata a un tema specifico individuato a seguito della lettura degli scritti di Sottsass.

In ogni stanza si ritrovano quindi non solo le opere del maestro, ma anche brevi citazioni tratte dalle sue memorie, con l’obiettivo di accompagnare il visitatore lungo il percorso creativo che ha portato alla realizzazione di quelle opere. Non si tratta di un viaggio nel tempo: l’intento della mostra non è esporre la personalità di Ettore Sottsass seguendo una linea cronologica, bensì mostrare al pubblico i suoi slanci creativi, le sue sensazioni, le fasi del suo lavoro. Momenti che, nella storia del maestro, spesso si accavallano e sfumano gli uni negli altri, a comporre un’individualità poliedrica, che non si ferma al solo design ma abbraccia anche altre arti come architettura, fotografia, scultura, disegno e scrittura.

 
Storia di un intellettuale

Ettore Sottsass non è stato solo un punto di riferimento per la storia del design italiano. Ettore Sottsass apparteneva a una categoria oggi purtroppo in via di estinzione: era un intellettuale.

Ciò significa non solo che era un uomo ricco di interessi, dal design alla fotografia, dalla scrittura all’architettura, ma anche che ogni suo progetto, di qualsiasi natura esso fosse, era in grado di generare reazioni. Si trattasse di pensieri, riflessioni, critiche, dell’opera di Sottsass comunque si parlava.

 Ed è proprio questa la cifra che contraddistingue la figura dell’intellettuale. Come fu per un altro grande intellettuale italiano del Novecento, Pier Paolo Pasolini, anche Ettore Sottsass ha avuto il merito di ribaltare il sistema di valori dell’epoca in cui è vissuto. I suoi progetti non seguono un canone, rifiutano ogni etichetta: semplicemente, sono.
Riflettendo sulla figura di Ettore Sottsass, l’unico tentativo, per quanto incompleto, di inquadrare la sua opera potrebbe consistere nel paragonare il suo slancio creativo allo steam of consciousness joyciano: il suo lavoro, infatti, era un flusso continuo e procedeva con forza, potenza e, sì, anche fede. Sottsass, infatti, credeva nei propri progetti, sebbene rifiutasse l’idea che fossero sempre chiari e limpidi. Osservando le opere del maestro, si percepisce sempre un quid in più, qualcosa che sfugge, che deborda, che si sottrae agli schemi mentali tramite i quali inquadriamo la realtà fisica e diamo senso alle cose.

 L’obiettivo di Sottsass non era quello di “costruire”, bensì di scomporre, di creare analogie impensate, accostamenti arditi, procedendo non alla ricerca di un “senso” ma attraverso i sensi. Ogni suo lavoro è quindi profondamente sentito, vissuto, plasmato in corso d’opera. Ed è proprio questa la caratteristica che fa di Ettore Sottsass un grande artista.

 
Il colore come materia dello spazio

Il Design poliedrico e colorato di Sottsass si lancia alla ricerca di significati dal mondo dell’inconscio, dove il colore diventa l’anima vitale dell’arredo e materia stessa dello spazio. I suoi oggetti di design sono come sculture o “totem domestici”, che hanno una valenza simbolica e metaforica, oltre che una sua funzionalità precisa. Questi oggetti spesso sono delle piccole architetture.
Architetture che traggono spunto dal mondo magico e dal mondo onirico. Nel suo pensiero critico Sottsass, sosteneva che “Il design non risolve problemi: produce desideri”. Per questo è sempre stato alla ricerca di profondi significati che vanno oltre la razionalità e il mero funzionalismo, sino ad arrivare a concepire il design come “azione terapeutica” che “aiutasse la gente a vivere”, e che sollecitasse “la percezione che ognuno ha o può avere della propria avventura” terrena.

Arch. Roberto Carlando
www.robertocarlando.com
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