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Il premio Pritzker 2016 all'architetto Alejandro Aravena
di Denise Barbaroux  (>)
 

Il prestigioso premio Pritzker per l'architettura è stato creato nel 1979 da Jay Pritzker, imprenditore e filantropo statunitense.

 

L'obiettivo del premio Pritzker, anche conosciuto come “Nobel dell’architettura", è riconoscere ogni anno la bravura di un architetto che ha contribuito in maniera significativa alla realizzazione e alla progettazione di una struttura con un impatto positivo e rilevante nell'umanità e nell'ambiente.

 

Quest'anno, il premio Pritzker 2016 è stato vinto dall'architetto cileno Alejandro Aravena (per la quarta volta è toccato ad un sudamericano, dopo i brasiliani Oscar Niemeyer e Paulo Mendes da Rocha  e il messicano Luis Barragán), per il suo impegno e il suo contributo nel miglioramento degli spazi urbani, in risposta ai confronti sociali ed economici odierni.

 

Alejandro Aravena è nato in Cile nel 1967 e si è laureato in architettura all’Università Cattolica del Cile nel 1992. Ancora studente, nel 1991 ha partecipato al Premio Venezia della quinta Biennale di architettura e nel 1994 ha fondato lo studio "Alejandro Aravena Architetti". I suoi progetti riguardano numerosi edifici per l’Università cilena, come la scuola di matematica del 1998, la facoltà di medicina del 2001, la scuola di architettura del 2004, le Torri Siamesi del 2005, e l’Angelini Innovation Center, più recente, del 2014. Non dimentichiamo anche altri progetti quali la scuola Montessori del 2000, l’Università di St. Edwards a Austin, in Texas del 2008, e una costruzione per Novartis nel nuovo campus in Cina del 2015.

 

Nel 2000, insieme ai colleghi Andrès lacobelli, ingegnere, e Pablo Allard, architetto, ha creato Elemental Team, che ha l'obiettivo di costruire abitazioni a basso costo, rispettando i principi di uguaglianza e sostenibilità, e in collaborazione con la Oil Company (COPEC) e con l’Università di Santiago del Cile.

 

La finalità primaria del lavoro di Aravena è quello di dare un'opportunità anche ai meno abbienti, conciliando così anche l'obiettivo del risparmio energetico. In tal modo l'architetto ci dimostra come l'architettura possa migliorare le vite delle persone.

 

Nel 2016 il curatore della biennale di Venezia è stato proprio Aravena. Il tema della mostra è stato " Reporting from the front", un argomento molto sentito dall'architetto cileno. Con questo titolo ci si riferisce al "fronte" sul quale ancora molte battaglie devono essere affrontate, per far sì che le condizioni di vita della popolazione venga migliorata. Si cerca di ascoltare coloro capaci di visualizzare prospettive più vaste, e di condividere le loro conoscenze e creazioni. L'obiettivo è proprio quello di migliorare la qualità della vita delle persone, contemporaneamente con un miglioramento della qualità delle opere edilizie, per cercare in tal modo di rispettare ogni singolo individuo, in tutti i loro bisogni. Infatti oggigiorno, purtroppo, si assiste sempre più a scenari sociali disastrosi, e il numero delle persone che non riesce a vivere in luoghi decenti è sempre maggiore. La mostra vuole dimostrare che l'architettura può effettivamente essere un mezzo per affrontare la realtà in maniera diversa e per migliorarla. Il pensiero che Aravena cerca di diffondere attraverso la Biennale vuole anche annunciare che l'architettura deve sfruttare al massimo le risorse che ha a disposizione, e vuole quindi proporre soluzioni tangibili per migliorare certe situazioni sociali.

 
Elemental Team

L'architetto Aravena è diventato un nome conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue opere  legate al progetto Elemental Team. Come già accennato nel 2000, insieme ad Andrès lacobelli e a  Pablo Allard, ha ideato Elemental Team, società no profit, che ha l'obiettivo di promuovere e sviluppare in maniera originale nuove strutture edilizie adibite a funzione residenziale a basso costo.

 

L'iniziativa di Elemental Team vuole migliorare le condizioni urbane della parte della popolazione meno facoltosa, operando in una concezione di "economia urbana sostenibile", presupponendo la consapevolezza che la città sostenibile non debba essere un'idea lontana da queste realtà, grazie sviluppo dell’edilizia sociale.

 

Elemental propone in chiave del tutto nuova di intervenire nella "costruzione aperta", un metodo di progettazione che vuole cercare di risollevare la situazione della crisi degli alloggi, cercando di limitare l'espansione delle baraccopoli che riempiono le città, e creando un legame tra tematiche sociali ed ecologiche ed ambientali. Elemental cerca di produrre e di creare "l’essenziale", ossia quello che gli abitanti non riescono a realizzare in maniera autonoma e con buoni standard di qualità. Con questo metodo strategico si ottengono soluzioni economiche ma allo stesso tempo sostenibili ed ecologiche, grazie ai criteri della flessibilità e della reversibilità. La particolarità del metodo di Elemental è la capacità di considerare l'architettura come un servizio alla società, poiché non cerca un linguaggio architettonico particolare o stravangate, ma rinuncia così alle ambizioni formali degli edifici stessi.

 

 La cosiddetta "costruzione aperta" è un sistema che è stato provato per la prima volta a Iquique, ossia un quartiere realizzato nel 2004 per inglobare le baraccopoli del centro della città. Si tratta infatti del primo progetto sviluppato da Elemental , nell'area di Quinta Monroy, a Iquique in Cile, nel periodo tra il 2001 e il 2004: l'obiettivo è stato quello di creare un complesso residenziale per ospitare cento famiglie, utilizzando i fondi del programma pubblico "Vivienda Social Dinamica sin Deuda" (Edilizia sociale dinamica senza debiti). Questi fondi, purtroppo, sono bastati solamente per l'acquisto del terreno e per realizzare qualche appartamento; proprio da questa mancanza di denaro nasce l'idea di realizzare una forma di "abitazione aperta", che permette di donare ai residenti case semicostruite, che poi verranno terminate e concluse dagli abitanti stessi.

 
 
Progetti rilevanti

Un interessante progetto promosso da Elemental è l’edificio Innovation Center UC, realizzato nel 2004, nel campus universitario di Cattolica a Santiago del Cile. Si tratta di una costruzione con spazi pensati per promuovere la socialità. L'edificio ha un volume chiaro e squadrato, progettato secondo precise geometrie e composizioni per migliorare e facilitare gli scambi tra risorse aziendali, ricerca e attività commerciali. La scelta del materiale, il cemento, è stata proposta dallo studio di Aravena, in disaccordo con le richieste del committente che avrebbe scelto le facciate in vetro; lo studio Elemental ha sconsigliato questa scelta, poiché il vetro avrebbe provocato un effetto serra internamente, proprio a causa delle condizioni climatiche della città stessa. Lo studio ha ideato soluzioni alternative ingegnose, come i vetri rientrati, per prevenire l’irradiazione solare diretta, cercando di minimizzare la luce molto intesa di quella zona, e come il sistema di ventilazione naturale incrociata: si tratta di scelte efficienti, specialmente per quanto riguarda il risparmio energetico.

 
 

Risulta anche interessante il progetto di social housing Villa Verde Housing, che risale al 2013. Anche in questo caso la prima necessità è stata quella di fornire resiedenze ai lavoratori di una azienda, e così il team ha progettato dei mini alloggi di due piani di 57 metri quadri, consentendo ai futuri inquilini la personalizzazione della'ambiente. Si tratta proprio di un alloggio funzionale, con elementi essenziali e necessari per le esigenze familiari. La struttura di questi edifici è realizzata con telai di legno sorretti da fondazioni in calcestruzzo. Il progetto è stato considerato di notevole importanza, poiché ha un carattere innovativo e poiché risulta essere sostenibile dal punto di vista energetico.

 

Infine ricordiamo il progetto sviluppato per la Triennale di Milano nel 2008, che fa parte della mostra "Case per Tutti": si tratta di un prototipo prefabbricato, costituito da 10 pannelli e montato in sole 24 ore. L'architetto ha voluto dimostrare che anche i tempi di costruzioni dei prefabbricati si possono diminuire, in caso di strutture temporanee da assemblare in condizioni di emergenza.

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